
I giovani della Comunità Cenacolo di madre Elvira (Saluzzo) portano a Cuneo, dopo il successo della scorsa estate, il loro famoso recital biblico sul Padre Misericordioso.
La storia del figlio prodigo con l’attualizzazione delle testimonianze dirette di questi giovani di oggi in cammino dalle tenebre alla luce. Nel quadro del percorso quaresimale 2026 la comunità salesiana offre a tutta la cittadinanza questa bella opportunità di riflessione, spettacolo ed evangelizzazione.
VENERDÌ 27 FEBBRAIO | TEATRO DON BOSCO
- 1° spettacolo ore 16.45 (soprattutto per bambini, ragazzi, famiglie)
- 2° spettacolo ore 21.00 (soprattutto per giovani e adulti)
ingresso libero (presto qui on line le modalità di prenotazione del posto in teatro).

Testimonianza di don Massimo, Regista del recital
Mi ha fatto piangere pensare a questo padre che ha di fronte due umanità. Una ribelle, capace anche di sfidarlo, di contestare quel modo di vivere che il padre gli offriva, regolato, disciplinato, lavorativo. Se ne va di casa e “ammazza” in pratica suo padre, perché l’eredità non gli spettava finché il padre era vivo. E il padre si lascia “uccidere” dalla libertà del figlio. Dio ci ama quando siamo ancora peccatori, e quello l’ho proprio sperimentato durante questo recital. Mentre facevo la parte del padre, mi ripetevo: «Io devo voler bene a questo figlio, anche se mi sta “uccidendo”. Vado a prendere la metà dell’eredità e gliela do». Quella penso che sia la più grande libertà che un uomo e una donna possano vivere: amare lasciando liberi! Elvira ha vissuto questo amore: magari la tradivamo, la giudicavamo, ma lei continuava ad amarci ugualmente, anche più di prima.
Poi c’è l’altro figlio, il maggiore, l’altra parte di umanità, che arriva a comprendere: «Ma io ero sempre con te e non ti ho mai conosciuto». Penso che questo sia il peccato più grave per noi cristiani… i pagani quell’amore non l’hanno incontrato, ma noi sì. E mi sono commosso quando anche il figlio maggiore chiedeva perdono al Padre, perché quello ero io… un classico ragazzo di “esperienza”, entrato in Comunità ma che non si è mai drogato, che è sempre andato in chiesa, ma che era “a pezzi” nel giudizio, nella chiusura del cuore… Se uno prega, se uno ama, se uno è gioioso, la speranza vive in lui. Ma a me tante volte la speranza mancava: era perché non mi ero perdonato. Il sacramento del perdono, la confessione, è stato quel momento nel quale io e tutti noi abbiamo sperimentato la misericordia di Dio che ti ama di un amore che non diminuisce, ma addirittura cresce! E questo scandalizza, perché è troppo divino ed è troppo “lontano”, ma quando lo sperimentiamo diventa allora comprensibile.
Vogliamo dire un grande grazie a Madre Elvira che ci diceva sempre, prima di questo recital: «Che sia bello non è tanto importante; soprattutto, che sia vero!». E poi è vero che ha una bellezza sua, di dentro.
Abbiamo messo tanto cuore nel farlo. In una scena, in particolare, abbiamo ricordato nostra Madre Elvira. È una scena che si faceva nei primi recital della Comunità, dove il figlio minore vive di mendicanza. Ormai affamato, chiede la carità. È la scena degli “indifferenti”, persone che passano, mentre lui è a terra, lo vedono ma non lo calcolano.
Ci siamo detti: facciamo che passi anche un “buon samaritano”, anzi, una “buona samaritana”, e abbiamo pensato a Madre Elvira! La ringrazio perché si è fermata dinanzi alle nostre vite perse indicandoci la strada del ritorno a casa, la strada di Dio, e anche ringrazio suor Aurelia che ha tanto desiderato questo recital, incoraggiandoci sempre dinanzi a ogni difficoltà incontrata.








