
Ciao a tutti.
Quando si parla di sport, spesso si pensa ai risultati, alle classifiche, alle vittorie. Ma dopo otto anni vissuti da presidente della polisportiva salesiana Auxilium Cuneo, io posso dirvi con certezza una cosa: lo sport più importante non si gioca sul campo… si gioca nel cuore delle persone.
In questi anni ho visto bambini diventare ragazzi, ragazzi diventare uomini e donne. Ho visto allenatori trasformarsi in educatori, famiglie diventare comunità. E forse è proprio questo il miracolo più bello dello sport salesiano: prendere persone diverse e farle sentire una squadra.
Don Bosco lo aveva capito benissimo. Per lui il cortile, il gioco, lo sport, non erano semplicemente passatempo o competizione, ma strumenti per educare alla vita, alla fede, alla fraternità. L’oratorio era il luogo dove un giovane poteva sentirsi accolto, amato, guardato negli occhi, lo sport un valido mezzo per avvicinarlo. E allora stasera, mentre mi preparo a salutare questo ruolo dopo otto anni di presidenza, non voglio parlare di ciò che abbiamo vinto. Voglio parlare di ciò che abbiamo costruito.
Abbiamo costruito amicizie vere. Abbiamo insegnato che si può perdere senza sentirsi sconfitti. Abbiamo insegnato che il compagno in difficoltà non si lascia indietro. Abbiamo ricordato ai ragazzi che il talento è un dono, ma il sacrificio è una scelta. E soprattutto abbiamo cercato di trasmettere un’idea semplice e bellissima: che ciascuno vale infinitamente, non per quello che segna, ma per quello che è.
Viviamo in un mondo che spesso misura tutto con i numeri: i gol, i punti, i follower, i successi. Ma Dio ragiona in modo diverso. Dio guarda quanto amore mettiamo nelle cose. Guarda se abbiamo saputo tendere una mano. Guarda se abbiamo avuto il coraggio di rialzarci dopo una caduta. E lo sport, in fondo, è una straordinaria palestra di Vangelo.
Perché ogni partita ci insegna che da soli non si va lontano. Ogni allenamento ci ricorda che i risultati arrivano con costanza e fatica. Ogni sconfitta ci educa all’umiltà. Ogni vittoria ci chiede di restare semplici. E questa sera permettetemi di dire grazie.
Grazie ai Salesiani che mi hanno accompagnato in questi anni, sostenendomi con discrezione, presenza e fiducia. Grazie perché mi avete ricordato ogni giorno che una polisportiva salesiana non deve soltanto formare atleti, ma soprattutto educare buoni cristiani e onesti cittadini. La vostra guida spirituale e umana è stata fondamentale per mantenere viva l’anima di questa società.
Grazie ai dirigenti, agli allenatori, ai volontari, agli educatori: siete stati molto più che collaboratori. Siete stati custodi di sogni.
Un grazie speciale va a tutti i componenti del Consiglio Direttivo, che in questi anni hanno condiviso responsabilità, scelte, preoccupazioni e speranze. Dietro ogni attività, ogni torneo, ogni iscrizione, ogni serata organizzata, ci sono state persone che hanno donato tempo, energie e cuore, spesso nel silenzio e senza cercare riconoscimenti. Senza di voi, nulla di tutto questo sarebbe stato possibile.
Grazie alle famiglie, che ci hanno affidato ciò che avevano di più prezioso. Grazie ai ragazzi, perché siete stati voi la vera anima di questa polisportiva.
E grazie anche a chi, magari senza rendersene conto, mi ha insegnato qualcosa nei momenti difficili. Perché otto anni non sono fatti solo di gioie: ci sono state fatiche, delusioni, notti complicate, decisioni pesanti, amicizie compromesse, momenti in cui scegliere la strada giusta non era semplice.
E proprio per questo sento anche il bisogno di chiedere scusa. Scusa a chi, in qualche occasione, si è sentito deluso, non ascoltato o ferito da decisioni, parole o errori commessi in buona fede. Ho sempre cercato di agire pensando al bene della società e dei ragazzi, guidato dal cuore e dai sentimenti, ma so che non sempre sono riuscito a fare tutto nel modo migliore. E di questo mi rammarico. In questi anni ho però capito una cosa importante: il Signore non ci chiede di essere perfetti. Ci chiede di esserci. Con fedeltà. Con cuore. Con amore. Questa polisportiva non è soltanto un’associazione sportiva. È una casa. È un pezzo di Chiesa, di Oratorio, di comunità. È un luogo dove un ragazzo può ancora sentirsi chiamato per nome. Ed è questo che vi chiedo di custodire anche in futuro.
Custodite il sorriso di un bambino che entra per la prima volta in palestra. Custodite il tempo donato gratuitamente. Custodite la pazienza degli educatori. Custodite la capacità di fare comunità. Perché il mondo oggi ha bisogno di campioni, sì… ma soprattutto di uomini e donne buoni. Io termino questo cammino con il cuore pieno di gratitudine. E se c’è una cosa che porto via con me, è la certezza che ogni pallone passato, ogni allenamento sotto la pioggia, ogni trasferta, ogni abbraccio dopo una sconfitta, ogni fatica e ogni arrabbiatura… aveva un senso più grande. Perché quando lo sport educa all’amore, al rispetto e alla fede, allora non forma soltanto atleti. Forma persone capaci di cambiare il mondo.
Grazie davvero a tutti. Che Don Bosco continui a camminare accanto ai nostri ragazzi.
Evviva l’Auxilium Cuneo.
-Marco Dutto






