“Renditi umile, forte, robusto”, così la Signora misteriosa nel sogno dei nove anni consiglia a Giovannino Bosco.

Ed è il consiglio che al Don Bosco si è fatto risuonare a chi ha fatto la prima confessione, la prima comunione e ha ricevuto il sacramento della cresima. E, negli incontri di preparazione, a vari livelli, è il consiglio che viene dato anche ai grandi. Ed è così urgente anche in questi nostri tempi tanto da meritare le colonne de La Guida: dovrebbe essere bagaglio di ogni persona, di ogni età e di ogni cultura e razza.

Il significato immediato che si dà a tale virtù è quello di essere obbedienti, chinare il capo, dire di sì a tutti, non protestare, incassare le difficoltà e le eventuali
sconfitte… onestamente tale significato impoverisce la personalità di chi è umile. Don Bosco ha cercato di modellarsi su tale virtù consigliato dalla Signora del sogno. Tuttavia, già avanti negli anni, ebbe a dire questo:

“Se il Signore avesse trovato uno strumento più debole di me per le sue opere, ma disposto ad abbandonarsi alla sua Provvidenza, lo avrebbe scelto al mio posto… se il Signore non mi aiutava, con le mie sole forze sarei stato un povero cappellano di montagna”.

Una certa mentalità di oggi, ostentata e provocata dai media, accentua il culto dell’apparire, dell’immagine, la ricerca di visibilità, della stima, del piedestallo, della riuscita ad ogni costo. Pare proprio che tutti i settori e gli ambienti ne siano contagiati. E tutte le persone, chi più e chi meno, ne devono fare i conti.

Di fronte a certe pretese di ostentazione e vanità a volte si prova pena. Quando poi per apparire, per avere un poco più di luce sulla ribalta della vita, ci si svilisce e si svendono la verità e la coscienza, allora la pena diventa tristezza amara. Davvero si ha bisogno tutti di recuperare un poco più di umiltà. In famiglia, in comunità, in Chiesa, a scuola, nel lavoro, nella politica, nello sport… occorrono persone semplici e umili, affidabili costruttori di bene.

Chi è umile è rispettoso di sé e degli altri (al di là di età, razza, cultura, professione o ceto sociale).

Chi è umile non è invadente, ma è discreto, riservato, delicato, gentile.

Umile è chi sa comprendere la fatica e le difficoltà dell’altro, senza mortificarle o ridicolizzarle.

Umile è chi non si considera mai un arrivato: ha desiderio ogni giorno di imparare un poco di più, con gratitudine.

Chi è umile non è prepotente o superbo o vanitoso o presuntuoso.

La persona umile sa apprezzare quanto di buono e positivo è negli altri, piccoli o grandi che siano.

Chi è umile sa scusare e perdonare gli sbagli e la fragilità dell’altro.

Chi è umile sa chiedere perdono, riconosce i propri limiti e non esalta le proprie capacità.

La persona umile sa ogni tanto raccogliersi in silenzio, in ascolto della propria coscienza e di Dio, in preghiera.

Chi è umile non si intestardisce nel proprio orgoglio, ma sa apprezzare e ringraziare per il bene che riceve.

Ho avuto bisogno dell’aiuto di tutti” dirà don Bosco. L’umiltà è una virtù che sembra mancare soprattutto nel mondo giovanile, ma anche in quello degli adulti, a vari livelli. È un atteggiamento interiore ed esteriore che va coltivato fin dalla tenera età: altrimenti sono dolori!

La mancanza di umiltà in tanti ragazzi presenta reazioni aggressive, prepotenti, volgari, provocatorie. Senza umiltà non c’è rispetto, non c’è dignità, non c’è fiducia e affidabilità. È una virtù che va insegnata: soprattutto con il concreto buon esempio. Abbiamo modelli vincenti nei Santi, e soprattutto in Gesù stesso: “Venite a me, che sono mite ed umile di cuore”.

Domenica è Pentecoste: solennità per il dono dello Spirito Santo, che opera e fa prodigi di salvezza con discrezione, umiltà proprio. E Maria, a cui ci si affida con il rosario quotidiano in questo mese, lo esprime con gratitudine nel suo magnificat:

“Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente. Ha guardato all’umiltà della sua serva!”

Provare per credere. Sana e santa umiltà a tutti.

don Egidio Deiana SDB,
Parroco

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